Passo della foresta per tornare, mi fermo per un saluto a Felix, lo conosco da sempre, lui lavora il ferro per i villaggi qui intorno, scaldandolo con la "fusina": è un atrezzo che fa aria e spingendola sotto il carbone, il calore aumenta fino a permettere di lavorare il ferro.

Lavora in una piccola capanna appena fuori dal villaggio, lontano dal parlare e dalla realtà del paese, Felix è paralizzato, le gambe sono come due bastoncini forse a causa di qualche malattia presa da piccolo. Lo guardo lavorare e seguo i suoi ritmi lenti e precisi... gli dico che ho una "fusina" portata direttamente dall'italia, passa neanche un secondo e mi chiede quanto costa, niente gli rispondo, l'ho portata per te, (silenzio) abbassa gli occhi, ci siamo capiti, mi alzo, non voglio altro che si goda la gioia, esco dalla capanna, mi volto e gli dico ci vediamo domenica e senza che mi risponda me ne vado....stamattina cioè domenica sono andato da Felix, che forte, era gia sulla via che mi aspettava come un bambino che aspetta impaziente qualcosa di importante...

L'ho salutato e siamo andati nella sua casa, lui si è spinto la carrozzella da solo, e non ha tolto un attimo gli occhi dal sacco che conteneva l'attrezzo; entrati in casa l'ho posato a terra, lui ha lasciato la sedia fuori e trascinando le sue gambe è entrato, si è seduto, ha sistemato le gambe in posizione che potessero aiutarlo a stare in equilibrio ed ha continuato a guardare il sacco, allora ho fatto la solita domanda, "quanti figli hai ora?" e osgna sono rimasto indietro, ora ne ha 10, si è messo a ridere ma poi mi ha spiegato che siccome suo papà ha avuto solo lui, ora è lui che deve far tornare i conti, un pò come bilanciare la stirpe e cosi avanti.... a questo punto non potevo più aspettare ancora e così col piede ho spinto vicino il sacco e gli dico "sa sè pour tua ouvr sa", subito lo ha aperto e tirando fuori l'attrezzo, non ti dico, gli occi addolcivano il sorriso che gli è partito creando mille rughe, emanava solo gioia e quell'energia mi ha avvolto come da sempre caricandomi per la vita,... toccava il ferro come se fosse magico e poco dopo ha provato a farlo girare, appena ha sentito quanta aria sparava fuori, si è messo una mano sulla bocca e azzannando qualche lettera mentre la mano si appoggiava alle labbra e di nuovo si staccava, ecco tutto si è fermato nulla più esisteva se non io, lui e quell'energia vitale che da un semplice ferro era stata trasformata o creata o impastata ma che io stavo vivendo e facendone il pieno; queste cose sono vita questa è realta che vivo e in essa mi fondo per trovare risposte a quel mio cercare o forse solo immagazzinare, come se stia preparando cibo per quell'ultimo viaggio, quel cibo che solo dentro sè lo si puo portare, cibo da viaggio, l'ultimo viaggio con pensieri di qua, ma il primo con visuale del già di là... 

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