Il container viene caricato il giorno 03/03/2015 nel magazzino di Mamma Africa con l’aiuto di volontari e sostenitori di questa associazione umanitaria, alcuni senza lavoro e quindi felici di collaborare,  altri prendendo ferie in quel giorno, anche questo è impegno che va ringraziato… Dopo quattro ore di lavoro anche sotto pressione - dettata da eventi non calcolabili come misure che non tornano o centimetri persi nella sistemazione delle casse che alla fine ribaltano tutto un progetto  preparato da mesi calcolando ogni singolo materiale che verrà a far parte dei progetti di questo container - il container viene chiuso e piombato, sigillo N°D5263785, a sicurezza che nessuno possa rubare parte del materiale, e parte per Genova.

La nave dell’undici aprile sarà la nostra ma prima bisogna fare dogana. La nostra spedizioniera di Livorno, persona che ci segue da anni facendo a volte anche più di quanto sia tenuta a fare, ci avvisa che la dogana ha bloccato il nostro container per un controllo, cosa che non mi risulta strana perchè ogni volta le cento euro per spese doganali che ci vengono obbligatoriamente imposte da qualche tempo a questa parte (la dogana decide e noi paghiamo) le ricordo bene visto che ogni euro è faticosamente raccolto, ma stavolta la cosa è più seria, vogliono svuotarlo tutto e ricaricarlo, ci sentiamo persi e impotenti davanti a una scelta del genere. Chiedo come mai non fanno la radiografia come fanno anche nei porti africani, mi viene risposto che è stata fatta ma non sono convinti e verrà aperto e svuotato. Svuotare un container così vuol dire perdere buona parte del materiale visto che nel carico ogni singolo buco viene riempito con sacchi o altro che entrano perfettemente e vuotarlo vuol dire avanzare materiale che non partirà oltre al fatto di rompere cose delicate come piatti, bicchieri e altri oggetti sistemati e imballati con cura…

La nostra spedizioniera ci chiede delle foto del carico con la speranza che le foto parlino da sè ma anche questa volta niente da fare…e così perdiamo la partenza della nave dell’undici sperando in quella dopo del 19. Ho dimenticato di dirvi che già eravamo in ritardo col carico, mai fatto così tardi ma un colpo di stato in Gambia ci ha obbligato a questa scelta, naturalmente non era previsto di spostarla ancora anche perchè poi in Senegal comincia la stagione delle piogge e il tempo non ci permette di sistemare tutte le cose e concludere i vari progetti. Inoltre quando comincia la pioggia tutti nei villaggi hanno solo una priorità: preparare i campi per la semina del riso, unico sostentamento certo dove un piatto di riso fa la differenza tra mangiare e non aver nulla.

Il container viene svuotato o almeno così ci viene detto ma non avanza nulla e anche qui i conti non tornano anche se poi accidenti se i conti arrivano e qui lascio a voi pensare a come ci siamo sentiti, milletrecento euro (1300) che, come al solito, siamo obbligatoriamente tenuti a pagare (la dogana decide e Mamma Africa paga)… Chiedo cosa è stato trovato di così grave, mi viene detto « NULLA DI CIO’ CHE CERCAVAMO » ; rimaniamo senza parole e potete in parte capire il perchè, aggiungo che tutto questo è stato fatto tramite la nostra referente di Livorno perchè in realtà noi non abbiamo parlato con nessun doganiere o responsabile e il nostro container  è stato spostato, aperto e chissà quali altre cose senza che nessun referente di Mamma Africa potesse essere presente, unica cosa ben visibile la fattura a noi addebitata.

Dai, vediamo qualcosa di positivo, il container ora parte, il diciannove aprile sarà il nostro giorno, grazie dogana... Sembra tutto a posto ma ora cominciano i problemi, la compagnia navale si rifiuta di scrivere sul documento originale che il container è solo di passaggio per il Gambia e che una volta svuotato verrà fatto ritornare al porto, anzi, scrive che la merce contenuta in quel container una volta arrivata al porto non sarà piu di loro competenza e che ogni qualsiasi danno alla merce non sarà  a loro addebitato, in pratica una delibera di responsabilità, e noi che neanche sappiamo cosa sia successo in quel container, già abbiamo chi alza le mani « NON MIA COLPA »,  del resto la colpa è sempre di altri.

Quasi esausti ma di certo molto molto incazzati, ci ricordiamo dei documenti già spediti via mail in Senegal alla nostra referente col numero di piombo che ormai non esiste più perchè cambiato al momento del controllo, in Africa tutto è complicato ma complicarlo per un piombo con numeri diversi vuol dire una complicanza senza fine col rischio che venga fatto vuotare al porto Africano dove la merce viene praticamente abbandonata a se stessa su un piazzale a 40 gradi in attesa che un camion la ricarichi con tutti i rischi che ciò comporta. Subito contattiamo la referente che per fortuna non è ancora andata in dogana a consegnare le copie come pensavamo facesse per accelerare i tempi, forse la tempestività in questo caso ci ha aiutato, speriamo bene. Arrivano i documenti navali originali e uno dei responsabili può finalmente partire, ci risentiamo in Africa.

Africa: il giorno tre aprile siamo a Dakar, pernottamento di una notte e il quattro aprile nuovo aereo per la Casamance al sud del Senegal, ultimi ottanta km di strada e siamo alla base dove arriverà il container. Nuova sorpresa, la nave presa il diciannove fa un giro assurdo e il container non arriverà prima del diciotto, non è possibile, tutto si sposta di quasi due mesi (incazzatura)…   Venerdì diciassette a notte fonda la nostra collaboratrice, con tutti i documenti, parte per il Gambia dove arriva al sabato pomeriggio, va subito al porto, trova una francese disperata e incazzata e causa del suo container vuotato nel porto, tutti i container verranno vuotati, porca puttana ma quest’anno non finisce più!!!!!

Fortunatamente la nostra collaboratrice, grazie al fatto che va al porto da più di dieci anni e che tutti la conoscono per il suo onesto operato senza arrecare mai nessun problema, la lasciano partire col container naturalmente dopo aver pagato le tasse, i bolli, fornito i documenti necessari e affrontate tutte le altre spese obbligatorie…ma comunque parte. Arriva alla frontiera col Senegal e anche qui paga per uscire dal Gambia e per entrare in Senegal e riparte per Ziguinchor dove fa l’ultima dogana e scortata da due doganieri, dopo aver pagato e pagato e ancora pagato, arriva mercoledi 22 al magazzino dove scaricheremo il container.

Lo apro, tutto è diverso da come avevamo caricato, cominciamo a scaricarlo, le reti dei letti, alcune rotte, tutte incastrate una con l’altra tra i materassi tutti piegati e sporchi, trovo vestiti e borse rotte un po’ ovunque, sacchi di vestiti aperti e buttati dove capita, le casse di legno che erano reggiate per lo scarico sono aperte e non più chiuse e così nello scarico che avviene tutto a mano con l’aiuto di due travi di ferro, una di queste casse si ribalta, un ragazzo si fa male tagliandosi un po’ ovunque perchè la cassa gli si apre addosso, se dovessi descrivere cosa stiamo passando nello scaricare un container sistemato malissimo dai responsabili dello scarico e da chi per loro non ha controllato il lavoro fatto ‘’col culo’’ a Genova e scusatemi il linguaggio, sarebbero tutte   OSTIE’.

A volte basterebbe poco per aiutarsi, collaborare e lavorare per il bene di tutti e invece ci ritroviamo sempre a dover lavorare il doppio grazie a chi se ne LAVA LE MANI TROPPO IN FRETTA e con questo chiudo il discorso perchè non voglio sprecare energie per chi non sa far bene il proprio dovere, tanto qui i santoni del villaggio già hanno fatto i loro rituali e nella magia africana a ognuno il suo MACUMBA… Mamma Africa ringrazia tutti coloro che hanno fatto si che tutto riuscisse al meglio e ringrazia anche chi ci ha ostacolato facendo sì che questo nostro dire possa in un qualche modo far capire che si può sempre migliorare e collaborare per poter lavorare al meglio tutti insieme. Grazie!!!

Mamma  Africa

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Via G.Deledda, 35
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