Sei mai finito in una capanna fatta di terra con il tetto di paglia, dove in un angolo c’è una specie di letto fatto sempre di terra con la paglia come materasso e seduta su questo letto, sporco come neanche puoi immaginare, una donna di forse 20 anni con accanto un bambino nato da 2 giorni: vestiti nemmeno a parlarne, solo stracci sporchi che lo avvolgono. La donna guardandoti con occhi dolci da farti sciogliere, si tocca il seno e dice con un filo di voce “cisi rununu”, che in italiano vuole dire “non ho latte”.

Bella storia? Commovente? Vuoi forse che continui il racconto?....fanculo tutto e tutti. Io ero lì e questo per me non è un racconto, questa è vita, vita di tutti i giorni in mezzo a gente che chiede aiuto e soffre come nemmeno puoi immaginare.

Ho cominciato a portarle tutti i giorni un litro e mezzo di latte, prendendolo dalla cascina dove stiamo portando avanti un progetto agricolo, raccomandandomi che lo bevesse lei e non il neonato…ma sai com’è, quando non ce n’è, va bene tutto, soprattutto in Africa!

Dal giorno dopo ho anche fatto venire il marito a lavorare in azienda, dove ha fatto ben poco visto che non mangia a sufficienza, ma almeno potrà dire che sta facendo qualcosa per la sua famiglia. Quindi tutto bene, il problema è risolto, starai pensando…. E invece NO!!! Altre 4 donne incinte sono venute a sapere del latte, una senza marito, forse abbandonata, e mi hanno chiesto aiuto. E io che posso fare? Dannarmi, incazzarmi con il mondo? Ma tanto questo non servirà a niente! E tu che mi dici, sei bello comodo, pulito, magari pronto ad uscire per passare la serata con gli amici? Beh, io domattina ritornerò a portare il latte, ma ben presto dovrò decidere a chi non portarne più…perché non decidi tu per me visto che sei così sereno e io invece così incazzato!!!

 

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