Di nuovo sul tetto a sistemare le lamiere zincate che con il sole riflettono una luce accecante anche con gli occhiali, il caldo ti cuoce, se ti appoggi ti ustioni tanto sono calde…e io aspetto che il fabbro e un aiutante me le passino da dove sono depositate.

Ad un certo punto mi rendo conto che il tempo trascorso tra una lamiera e l’altra è molto di più, io sono al limite, li chiamo, uno si fa vedere avvicinandosi e mi fa segno che stanno bevendo il tè. Un “porca puttana” si leva nell’aria, io faccio di tutto per fare in fretta e scendere e loro fanno il tè… il mio tono e le parole sparate in dialetto bresciano devono aver funzionato.

Riprendono il lavoro ma non perché hanno rinunciato al tè, semplicemente perché il manovale si è preso la briga di farlo… e si mettono a lavorare così di corsa che a un certo punto scoppio a ridere, una via di mezzo proprio non c’era. Si riprende il lavoro mentre i ricordi mi portano a tempi passati dove si decideva il da farsi e si continuava fino al tramonto, Giovanni, Franco, Tulio e tanti altri ne sanno qualcosa e con questi ricordi arriva la sera, il caldo è ormai diminuito, il peso della giornata si fa sentire ma poi qua vicino tirano fuori due casse enormi da discoteca e attaccano con Bob Marley, oggi è il suo anniversario, la musica si mescola ai profumi portati dal vento, c’è pace tutt’intorno, quella Pace… 

Ad un certo punto, uno dei fabbri (il saldatore) scivola dalla scala e si taglia ad un piede ma non dice nulla, me ne accorgo dopo un po’ perché vedo la sua ciabatta piena di sangue; gli chiedo cos’ha fatto… forse non vuole dirmelo perché è tutto il giorno che posiziona male la scala e io ogni volta a dirgli di sistemarla, ma forse a volte il parlare è proprio inutile per chi non ascolta… forse ora starà più attento. Lui chiama una donna che abita lì vicino per portargli delle bende per fermare il sangue, gli porta uno straccio raccolto chi sa dove, lui tutto contento e ancora ridendo se lo lega al piede e riprende il lavoro dicendo dai dai sono in forma e dobbiamo finire.

Non ho parole, sorrido per come tutto si svolge e riprendo il lavoro. Questo è il momento che amo di più, il duro lavoro della giornata mescolato con il tutto che mi circonda crea una pace interiore quasi irreale ma allo stesso tempo molto palpabile, emozioni che raccolgo nei miei cammini di vita intorno a me stesso e lascio che in me si fondano facendo sì che tutto questo possa seguirmi sempre, quel sempre che non conosce tempo e che mai si ferma……

Sorrido a quest’Africa…… la Amo…..

Mamma Africa

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